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giovedì 26 gennaio 2012

IL RICORDO DEI CORSI DI "CUCINA DI EMERGENZA" ALLE "MAGGIORDONNE"

E' vero che una ciliegia tira l'altra e così avendo inserito qualche giorno fa le foto pazze del mio recente corso di cucina come "volontario", mi sono tornate in mente una serie di esperienze fatte nel periodo tra il 1999 ed il 2000, come maestro di "cucina di emergenza" a dei gruppetti di "maggiordonne" , avendo come sede uno stupendo castello medioevale in Toscana.

Voglio essere particolarmente vago sia nel parlare dei luoghi che delle persone che del nominativo dell'organizzazione che poi mi aveva ingaggiato, per un problema di "privacy".

Ricordo che erano gli anni in cui il grande Maestro Vissani era già famoso sia sulla televisione di Stato, che per le sue rinomate pietanze e per i conti ben salati che si faceva pagare nel suo ristorante di Baschi.

Ma prima di inoltrarci nel racconto del tutto veritiero, desidero chiarire un momento il significato di queste parole chiave: "cucina di emergenza" e poi "maggiordonne".

Un tempo vi erano i "maggiordomi", addestrati in particolari scuole abbastanza costose, i quali erano dei direttori di casa che guidavano il personale dipendente della magione. (Ricorderete che di solito nei film gialli, quando vi è l'uccisione di qualcuno, il maggiordomo è il primo indiziato sul quale cadono i sospetti !)

Con l'andare del tempo la presenza dell'uomo era diventata troppo onerosa e forse anche difficile da reperire e quindi ad una importante organizzazione italiana era saltato in mente di mettere in piedi un corso per "maggiordonne" da addestrare per la direzione delle "case" che potevano permettersi di spendere uno stipendio per guidare il personale di servizio, quali cuochi o cuoche, cameriere, giardiniere, autista, etc.

Ed ora veniamo a cosa vuol significare "cucina di emergenza". Quando un bel giorno comparve su alcuni rotocalchi la notizia che la società XYZ aveva deciso di organizzare questi corsi per le maggiordonne, da assumere al posto degli uomini, perché forse ritenute meno costose, mi punse vaghezza di telefonare alla sede centrale per chiedere chiarimenti.

Non era ancora diffusa l'abitudine di colloquiare a mezzo email, come oggi avviene, ed allora mi informai genericamente con una ben gentile telefonista in cosa consistesse l'addestramento di codeste signore o signorine. E così appresi che vi era un centro dove costoro avrebbero imparato sotto la solerte guida di un'istruttrice Svizzera-tedesca a ben spolverare, a mettere in ordine una libreria non mettendo i libri capovolti (cosa che capita spesso da cui desumete che in tante case i libri ci sono soltanto per fare bella mostra), a stirare una camicia in quattro minuti, a rifare un letto a due piazze girandovi intorno soltanto una volta, a disporre i fiori in un vaso e a cambiare l'acqua ogni giorno altrimenti il terzo giorno puzza, e così via.

Ed al termine di tutte le spiegazioni chiesi: "Ma costoro dovranno sapere cucinare?" E la risposta fu: "Altro non so, non mi è stato scritto. Per ulteriori notizie in merito deve rivolgersi alla Presidenza." E poi timidamente aggiunse: "Ma lei è un giornalista?" "Si - devo essere sincero - sono in realtà un giornalista, ma lo scopo della mia telefonata è diverso, potrebbe mettermi in comunicazione con la Presidenza, le preciso il mio nome ed il numero della tessera dell'ordine"....e glielo dissi.

Passarono in paio di minuti di silenzio e ad un tratto una voce dolce mi disse: "Mi scusi se ha dovuto attendere dottor Corbino, le passo subito il Presidente." Pensai tra me e me, potenza del quarto potere...
Con calma ascoltai la spiegazione che già in precedenza mi era stata fatta dalla telefonista, e quando lui terminò mi chiese: "Non so se sono stato del tutto chiaro!"
"Si certamente, mi è tutto chiarissimo, ma costoro saranno in grado di cucinare?" Chiesi ancora io.
E lui senza spazientirsi :"Ma no, caro signore, in una casa che può permettersi una maggiordonna che ritengo costi circa tremilioni al mese di lire, oltrte contributi, ci sara ben un cuoco, o no?"

Ed io con grande calma ribattei: "Ma caro signore, se il cuoco si ammala o si allontana per un qualsiasi motivo, in casa cosa mangiano, pane e salame, ammesso che sappiano come affettarlo?"

Il Presidente dall'altro lato del filo rispose quasi cominciando ad irritarsi: "Ma mi scusi, lei insomma cosa vuole, vuole venire a seguire un corso come allievo o cosa altro desidera?"

Ed io con grande calma: "Voglio venire ad insegnare a queste future maggiordonne a cucinare, una cucina di emergenza sì, ma di classe!"

Al Presidente si era accesa finalmente una lampadina, ed allora incuriosito chiese: "Ma quanti giorni dura un suo corso di cucina?"

"Otto lezioni da quattro ore ciascuna e poi una nona con le prove pratiche degli allievi!" Risposi soddisfatto di essere riuscito a lanciare una lenza con un'esca molto appetitosa.

"No, non se ne parla, darle per una settimana le ragazze, no è impossibile, non se ne fa niente, mi dispiace!" Lui replicò con fare un pò stizzoso.

Al che io rilanciai : "E se facciamo una full-immersion di tre giorni con dodici ore di insegnamento al giorno me le concede?"

"Ne possiamo parlare - ribattè lui - venga a trovarmi al più presto, le regalo una cena ed una notte in albergo, le spese di viaggio se le paghi lei. Parliamo e se mi convince accetto. Ma mi porti un programma ben preciso: voglio che al termine del suo corso queste benedette signore siano capaci di sfamare alla perfezione gli abitanti di una casa importante. Non voglio rogne io!"

Per ora fine del primo episodio.

Il seguito a presto. Sergio